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Gli strozzapreti tra storia e costume

Le curiose origini del tradizionale formato di pasta.

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Gli strozzapreti sono un tipo di pasta fatta in casa tipico dell’Italia centrale e diffuso in tutta la penisola, anche se con formati diversi e indicati con differenti nomi nella varianti dialettali e ovviamente preparati secondo ricette tradizionali ma solitamente abbinati a ragù o sughi elaborati. In Toscana, ad esempio di chiamano Gnudi e sono a forma di gnocchetti, nudi perché fatti senza pasta ma riutilizzando il ripieno dei ravioli. Anche in trentino per “Strangolapreti” si intendono degli gnocchi corposi e il loro nome è associato al Concilio di Trento. Nel Vocabolario Etimologico Della Pasta Italiana di Franco Mosino, si racconta fossero il piatto preferito dai prelati convenuti al Concilio di Trento, i quali si recavano nelle case per farseli preparare. Evidentemente qualche massaia trentina non doveva gradire quest’abitudine! In Romagna, come nel Sud, per strozzapreti si intende invece un tipo di pasta di media misura a forma di cannelli ma sull’etimologia le differenze sono poche.

Nella tradizione si è diffusa l’idea di collegare questo maccherone, oggettivamente per la sua consistenza difficile da mandar giù in un solo boccone, all’idea del soffocamento, con riferimento alla storica golosità dei preti e dei religiosi. Ad esempio fino alla metà del ‘900 circa, nella cucina imolese e della zona di Lugo, Faenza ci si riferiva a questo tipo di pasta col nome di “Sacerdoti Soffocati”, con chiara accezione anticlericale. Si racconta a tal proposito che le donne romagnole preparavano questo tipo di pasta per offrirla al prete del paese e che i mariti, anticlericali, auguravano a questi di strozzarsi.

Anche al sud si racconta che i parroci si recavano nel bassi napoletani per farsi offrire il pranzo: nel libro ”La cucina napoletanadi Carola Francesconi si racconta di un prete buongustaio che mangia un piatto di strozzapreti con tale foga da restarne soffocato. Ritroviamo gli strozzapreti persino nella commedia napoletana del ‘700, ad esempio ne“La sorella” di Giambattista Della Porta, sempre collegati all’idea dello strangolamento. Il termine in realtà potrebbe derivare dal greco, dai verbi straggalào, che vuol dire arrotolare e prepto, incavare, alludendo alla preparazione a della pasta, che viene prima arrotolata e poi incavata tra indice e medio. Secondo un’altra interpretazione il curioso nome deriva dal movimento secco con cui si strozzano i listarelli di pasta.