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Scoprendo Roma: l'Aventino

Le meraviglie nascoste del colle capitolino.

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Nel cuore della città eterna, tra il Circo Massimo e il Lungotevere, esiste un quartiere dal fascino raffinato, fatto di palazzi signorili, chiese antichissime, cipressi, spazi ampi e altrettanti più celati, in cui il tempo sembra fermarsi e si respira un’atmosfera quasi mistica, di riverenza e quiete. Sull’Aventino non sembra di trovarsi a Roma. Qui il passeggio e il chiacchiericcio dei turisti, comunque pochi rispetto alle altre zone limitrofe, non ostacola lo svolgersi della vita quotidiana. Non è difficile infatti incontrare, come Jep Gambardella ne La Grande Bellezza, gruppi di suore che attraversano il portico di Santa Sabina o padri domenicani che si aggirano fra i vicoli e diventano elemento quasi architettonico del borgo.

Raggiungere il colle è già di per sé un’esperienza. Lasciandosi alle spalle Viale del Circo Massimo, il suo traffico e i bus turistici, si imbocca via della Murcia, una stradina all’apparenza insignificante che invece fa da mirabile portone d’ingresso al quartiere in quanto ospita l’incantevole Roseto Comunale che in primavera si ricopre di più di mille specie di rose. Proseguendo per via di Santa Sabina si giunge al Giardino degli Aranci, nascosto dietro le mura medievali della Basilica. Una volta entrati, si resta a dir poco sorpresi nel rendersi conto di trovarsi in uno dei punti panoramici più privilegiati della città, un piccolo terrazzo che è magnifico e romantico belvedere.

Il giardino è caratterizzato da profumati alberi di aranci, qui piantati in onore di San Domenico, con riferimento specifico all’arancio presso cui il santo predicava, stando alla tradizione piantato proprio da San Domenico nel 1216. L’albero è conservato nel chiostro di Santa Sabina e si può scrutare da un foro nel muro del portico della chiesa. Alla Basilica si accede attraverso un maestoso portone in legno, risalente al V secolo che costituisce il più antico esempio di scultura lignea paleocristiana e alla sinistra, poggiata su una colonna tortile appare una pietra nera, lucida e tondeggiante: si tratta della Pietra del diavolo la cosiddetta Lapis Diabuli”, legata a una leggenda che riguarda una lotta tra il demonio e San Domenico che vi invitiamo fortemente ad approfondire.

Superata la chiesa lo scenario cambia totalmente, giungendo ad un ampio spazio decorato con obelischi, simboli e trofei militari. Ci troviamo a Piazza dei Cavalieri di Malta. Qui, attraverso il buco della serratura del cancello del Priorato si gode della spettacolare vista del Cupolone incorniciato dalle siepi del giardino del Priorato e della fine illusione ottica che fa apparire vicinissima la Basilica di San Pietro. Per scendere dall’Aventino, tornate indietro al Giardino degli Aranci e prendere il Clivio di Rocca Savella, una piacevolissima discesa panoramica fino al Lungo Tevere.

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