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La Fontana del Nettuno

Il 22 Dicembre termineranno i lavori di resturaro del celebre monumento bolognese.

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Il 22 Dicembre la fontana del Nettuno riemergerà dalle impalcature sotto le quali è nascosta da oltre un anno. Soprannominata dai bolognesi Żigànt (gigante) per via delle imponenti dimensioni (è alta 3,20 metri) la statua bronzea del dio marino è uno dei simboli della città e domina l’omonima piazza. Fu costruita nel 1563 per volere di Carlo Borromeo, che desiderava rendere omaggio a papa Pio IV, suo zio, appena eletto e diede ordine di costruire una grande fontana che rappresentasse il potere papale. Per realizzarne le parti scultoree fu scelto l’artista fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna, che lavorava al servizio dei Medici. 

Il simbolismo è chiaro: Nettuno domina le acque di tutti i continenti, rappresentate da quattro putti posti ai suoi piedi che incarnano rispettivamente Gange, Nilo, Danubio e Rio delle Amazzoni così come il Papa domina sul mondo. Eppure, il Nettuno è un dio pagano e per di più l’acqua delle fontane zampilla dai seni di quattro prosperose ninfe sedute in posa rilassata, particolare che conferisce alla fontana un aspetto decisamente erotico. Si racconta inoltre che il Giambologna avesse realizzato il suo Nettuno con i genitali più grandi, tanto che la Chiesa si vide costretta a coprire la statua con dei pantaloni di bronzo. Costretto a rimpicciolire le vergogne del suo Nettuno, l’artista ovviò alla censura servendosi di un malizioso espediente: se si osserva la statua da una particolare angolazione si noterà spuntare dal basso ventre del dio marino il suo pollice sinistro che appare un pene eretto. Per questa ragione la fontana del Nettuno è uno dei sette segreti di Bologna ed essa è legata anche a un rito scaramantico che vuole che gli studenti debbano fare due giri della fontana in senso antiorario per superare gli esami, proprio come il Giambologna mentre rifletteva sul suo Nettuno.

Il restauro della fontana è stato lungo e ha coinvolto cinque dipartimenti dell’Università di Bologna, oltre a numerosi istituti tra cui il CNR di Pisa e l’ISCR di Roma.Per l’opera il comune ha raccolto i fondi tramite l'Art Bonus, ossia la possibilità per i privati e le imprese di ricevere un credito di imposta pari al 65% dellimporto donato, per erogazioni a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano.