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Bue e asinello: una tradizione da errore di traduzione

La presenza dei due animali nel presepe sarebbe dovuta ad una errata traduzione dei testi ebraici.

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Oltre all’albero di Natale, nelle case degli italiani si allestisce il presepe, tradizione molto sentita, con parecchie varianti regionali e rito radicato in Italia sin dal Medioevo. Fu San Francesco a realizzare il primo presepe nel 1223 nell’eremo di Greccio, in provincia di Rieti, per dare una rappresentazione concreta e tangibile della nascita di Gesù. Gli elementi essenziali dell’iconografia cristiana che permangono tuttora, compaiono già nel presepe del santo: la grotta, la Vergine Maria e Giuseppe intorno a Gesù, il bue e l’asinello. Stessa rappresentazione si ritrova anche nei maestri della tradizione pittorica italiana come Giotto e Caravaggio e in tutte le rappresentazioni scultoree del presepe seguite a quella di San Francesco.

Eppure dei due animali, che per la tradizione riscaldano il bambinello con il loro caldo fiato, non c’è traccia nelle scritture canoniche. Ci riferiamo ai versetti del Vangelo di Luca e Matteo che narrano dell’infanzia di Gesù, fonte primaria da cui attinse il santo per la raffigurazione del suo presepe. La presenza del bue e dell’asino si rinviene invece nella traduzione del Libro del profeta Abacuc, testo che fa parte della Bibbia dei Settanta, libro considerato apocrifo dalla religione cristiana. Qui Abacuc profetizza che Gesù sarebbe nato “in mezzo a due età” ma chi tradusse o chi ricopiò questo testo dall’ebraico al greco commise l’errore di confondere la parola età (al genitivo plurale greco ζωῶν ) con animali (ζῷον), refuso poi sopravvissuto nella traduzione latina dove, per farci un’idea, si legge in medio duorum animalium”, ovvero che Gesù sarebbe nato tra due animali, il bue e l’asinello appunto.

La lacuna dei Vangeli verrebbe però colmata dai versetti di Isaia nel libro dell’Esodo, nel Nuovo Testamento, dove si legge “il bue conosce il proprietario e lasino la greppia del padrone; ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende». Dopo la nascita di Gesù tutti gli uomini, prima limitati nella loro conoscenza come il bue e l’asino, avrebbero aperto i loro occhi.

Papa Ratzinger nel suo libro del 2012 L'infanzia di Gesù si sofferma sull’origine del presepe e conferma l’assenza del bue e dell’asinello nei Vangeli ma ribadisce che nessuna raffigurazione del presepe può rinunciare ai due animali, dato il loro forte significato simbolico. Dunque la presenza dei due animali nel presepe, se non provata filologicamente e storicamente, è però necessaria perché fa ormai parte da sempre dell’immaginario collettivo e del patrimonio iconografico italiano.

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