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La Casina Vanvitelliana di Bacoli

La storia della splendida riserva di caccia voluta dai Borbone.

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Sul lago Fusaro di Bacoli, posta su un isolotto collegato alla riva da un pontile di legno, sorge la splendida casina Vanvitelliana, raffinato gioiello dell’architettura settecentesca.

Il lago Fusaro era uno dei siti di caccia e pesca preferiti dai Borbone, in particolar modo da Carlo II che affidò il progetto della sua costruzione a Luigi Vanvitelli, già architetto della Reggia di Caserta. I lavori furono poi completati nel 1782 dal figlio Carlo, per volere di Ferdinando IV, che desiderava realizzare un Casino Reale di Caccia. Durante i violenti moti rivoluzionari napoletani del 1799 furono trafugati i dipinti del del pittore tedesco Jackob Philipp Hackert raffiguranti le quattro stagioni, che insieme alle preziose sete di San Leucio, adornavano la casina. Di Hackert è anche un famoso dipinto ad olio nel 1783, conservato nel museo Nazionale di Capodimonte, che raffigura proprio Ferdinando IV a pesca sul lago di Fusaro.

La pianta, composta da tre ottagoni intersecati tra loro e disposti su due livelli terrazzati, fa apparire la casina come una sorta di pagoda sul pelo dell’acqua, grazie anche alle ampie vetrate che circondano la villa, sulle quali si riflettono le acque del lago Fusaro.

Nella Casina Vanvitelliana hanno soggiornato nel corso degli anni ospiti illustri: il principe di Sassonia Francesco II d’Asburgo, lo zar Nicola I, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi ma anche artisti del calibro di Mozart e Gioacchino Rossini. Per l’aurea fiabesca che la circonda, nonché per l’indiscutibile bellezza, la Casina è stata scelta come location per vari film: compare in Luca il contrabbandiere di Lucio Fulci, nella pellicola di Lina Wermüller Ferdinando e Carolina e ne L’imbroglio del lenzuolo, film del 2009 con Maria Grazia Cucinotta.

Tra l’altro non va dimenticata l’importanza dello stesso Lago Fusaro, identificato con l’antica Archerusia Palus, vale a dire la mitica palude infernale del fiume Acheronte. Il lago è menzionato anche nel capolavoro di Alexandre Dumas, Il Conte di Montecristo in cui il conte si fa cucinare una lampreda pescata nelle acque del Fusaro.

Al momento è possibile visitare la Casina Vanvitelliana solo grazie all’associazione culturale PHLEGRAEUS, che offre visite guidate il sabato e la domenica e aperture straordinarie su prenotazione per gruppi di minimo 20 persone.